maggio 27, 2013

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Posted in Uncategorized a 10:06 pm di callajack

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giugno 12, 2007

Lavorare per Google dipenderà da un algoritmo

Posted in Uncategorized a 9:46 am di callajack

“Spiacente, non è più fondamentale” sarà la risposta che tutti i laureati riceveranno. Non basterà più presentarsi agli uffici del Googleplex con il sospiratissimo “pezzo di carta” in mano per sperare di strappare un contratto: anche l’invio di un curriculum o la richiesta di un colloquio saranno quasi inutili.

Google cambia infatti strategia per le assunzioni: attualmente sono più di diecimila gli impiegati che giornalmente catalogano milioni di pagine web e secondo Panorama sono destinati a raddoppiare entro il 2008. I giovani talenti saranno scovati grazie a un nuovo sistema, studiato e già sperimentato da Laszlo Bock, vicepresidente per le risorse umane a Mountain View, in collaborazione con l’analista Todd Carlisle. I centomila curricula pervenuti ogni mese saranno scremati senza rischiare di scegliere le persone sbagliate. Come? Ovviamente con un algoritmo!

I lavoratori interni con più di cinque mesi di anzianità hanno fatto da cavie. Sono stati sottoposti a più di 300 domande di tutti i generi, dal possesso di animali domestici alla vita nei campus universitari. Non sono state verificate, quindi, soltanto le competenze lavorative: le risposte sono state incrociate con il loro rendimento in azienda, espresso secondo 25 parametri. L’algoritmo creato dei matematici ha assegnato un punteggio da 1 a 100: gli analisti hanno tracciato un profilo psicologico.

“A volte troppa istruzione può essere controproducente nel lavoro” sostiene Carlisle, l’autore del test. Il banco scolastico non vale più automaticamente la scrivania dell’azienda. In sostanza psicologia e caratteristiche personali influiscono notevolmente sulla scelta della persona idonea al tipo di lavoro richiesto.

Google ha comunque precisato che l’algoritmo non sostituirà il giudizio umano nella selezione del personale: il sistema permetterà di smaltire agevolmente l’enorme carico di lavoro creato dallo smaltimento dei curricula. La soluzione sviluppata nella stanza dei bottoni di Mountain Views non verrà adottata all’unanimità: in Google Italia si useranno ancora i sistemi di reclutamento tradizionali.

Fonti:

Corriere della Sera Online
Az Point
Business Online
Panorama
NT Times

gennaio 4, 2007

Wikiasari, il motore di ricerca a prova di uomo

Posted in Uncategorized a 7:09 pm di callajack

A 40 anni ci si può accontentare di essere miliardari ed essere definiti “Dio-Re” dal magazine Wired? La risposta è no, secondo Jimmy Wales. Il fondatore dell’enciclopedia multilingue online Wikipedia vuole rivoluzionare il mondo dei motori di ricerca con la nascita di Wikiasari: una vera e propria irruzione in un mercato statico e monopolistico dove Google è leader incontrastato ed è già stato indicato come sito internet più visitato del 2007.

La nuova avventura sul web di Wales vuole essere una risposta alla “mancanza di libertà, di comunità, di credibilità, di trasparenza” utilizzando la mente umana al posto degli algoritmi. “Noi cambieremo tutto questo” queste il suo pensiero tratto dalla home page di Wikiasari (http://search.wikia.com/wiki/Search_Wikia). Anche Wikipedia è stata più volte accusata di assenza di democraticità per l’uso di un numero ristretto di editor per l’implementazione: l’imprenditore americano ha ammesso i suoi difetti ma ha più volte ribadito come la sua enciclopedia rappresenti il simbolo di autoregolamentazione del web.

Wales ha inoltre chiarito che Amazon, azienda finanziatrice di Wikipedia, non avrà nulla a che fare con il suo nuovo progetto. “Si tratta di investitori di valore per Wikia, ma le persone stanno davvero speculando oltre i fatti reali”.

La nuova creatura di Wales funzionerà sulla base del collaudato metodo che ha reso famosa e vincente Wikipedia: sarà fondamentale l’apporto di numerosi volontari di tutto il mondo e la costruzione di una nuova comunità online. Il nome è frutto dell’unione del termine hawaiano “wiki” (velocemente) e della parola giapponese “asari” che significa “rovistare”.

La principale e significativa distinzione rispetto a Google si trova nel rapporto tra persona e web. Wikiasari utilizzerà parole chiave per memorizzare le preferenze della maggior parte dei navigatori. Le formule matematiche usate per ordinare i siti saranno a codice aperto e consentiranno a qualsiasi sviluppatore di software di entrarne in possesso e contribuire a migliorarle. Nutch e Lucene sono i progetti open source che alimenteranno il codice. Il page rank conterà meno del giudizio umano: la scelta è stata fatta per evitare di produrre siti inutili o noiosi spam.

La sfida a Google è stata ufficialmente lanciata: nei primi mesi del 2007 il progetto diventerà realtà. E’ possibile registrarsi alla mailing list ((http://lists.wikia.com/mailman/listinfo/search-l) creata per discutere come migliorare Wikiasari.

Fonti:

La Stampa 
Adnkronos 
Panorama 
Blogosfere 
Quomedia 
Webmasterpoint 

L’Italia dice addio al “digital divide”?

Posted in Uncategorized a 5:30 pm di callajack

Wi-Max sbarcherà in Italia: le prime licenze arriveranno entro giugno 2007 grazie all’accordo raggiunto tra i Ministri della Difesa Arturo Parisi e delle Telecomunicazioni Paolo Gentiloni.

Il nostro paese compie un passo avanti in direzione dell’accessibilità al web con l’avvio di nuove tecnologie di telecomunicazioni wireless. Il Wi-Max consentirà infatti di colmare il “digital divide”, il ritardo digitale di quelle zone del Paese che attendono di navigare ad alta velocità.

Inizialmente saranno assegnati numerosi lotti di frequenze (nella banda Wi-Max 3.4÷3.6 GHz) per un totale di 35+35 MHz. E’ la prima fase di un progetto che nel giro di cinque anni triplicherà la prima ripartizione: entro febbraio i due Ministeri stileranno un calendario operativo con riferimento alle indicazioni dell’Autorita’ delle Garanzie nelle Comunicazioni.

L’obiettivo è principalmente lo sviluppo della banda larga su tutto il territorio nazionale per il miglioramento delle infrastrutture e delle problematiche di sicurezza. L’emissione del segnale, mediante l’uso di una singola antenna per un’area di 50 chilometri, consente di superare la necessità di dover disporre di linee telefoniche o reti cablate per l’accesso a internet.

In precedenza ci sono state numerose sperimentazioni in tutta Italia. La Siemens sostiene di aver dato connettività WiMax a tutti gli uffici di Milano: secondo l’azienda di telefonia mobile servono 400 milioni di euro per l’accesso veloce a internet su tutto il territorio nazionale con l’impiego di 3.500 antenne.

Wi-Max (Worldwide Interoperability for Microwave Access) appartiene alla famiglia dell’IEEE 802.16, gruppo di lavoro numero 16 dell’IEEE 802, tecnologia specializzata nell’accesso alla banda larga senza fili. Uno dei vantaggi più importanti è il supporto della velocità di trasmissione di dati condivisi fino a 70 Mbit/s, in pratica garantisce simultaneamente banda larga a 60 aziende oppure a un migliaio di abitazioni.

Wi-Max è stato concepito anche in ambito mobile con l’approvazione del protocollo IEEE 802.16e. dove le frequenze coprono le bande dei 2,3GHz, 2,5GHz, 3,3GHz, 3,5GHz e 5,8GHz. In base alle loro disponibilità si può scalare l’occupazione dei canali grazie anche al supporto di antenne adattive: Il passaggio di un terminale da una stazione all’altra avviene senza mai perdere la connessione.

Ma Wi-Max ha qualche punto debole? Gli esperti dicono di si. In Italia ci saranno alcuni problemi in termini di ricezione poichè non verrà messa a disposizione tutta la banda di frequenze per scegliere dove usarlo. L’uso di frequenze 3,4-3,6 o 3,4-3,8 GHz fornisce prestazioni limitate con possibili difficoltà di penetrazione del segnale, amplificate nella versione mobile.

Fonti:

Repubblica
Corriere
Wikipedia
I-Dome

Punto Informatico